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Conferenza sul ruolo delle donne di Casa Farnese tenuta da Cristina Mezzadri, archeologa: “Giulia la bella” (2^ parte dell’iniziativa promossa a Palazzo Farnese dal Cral Usl e da Malena Snc)

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Giulia Farnese, la “bella”, olio su tela di Pinturicchio

Tra le donne di Casa Farnese, la figura più celebre e romanzesca è certamente Giulia Farnese, passata alla storia come “Giulia la Bella”. Nata nel 1474 nel Lazio, rimasta orfana a 9 anni, sorella del futuro papa Paolo III, divenne una delle donne più discusse del Rinascimento italiano. In realtà si può pensare non abbia mai messo piede a Piacenza anche se indubbiamente ha avuto un ruolo indiretto nella storia piacentina. Morì nel 1524, ben prima che il Ducato esistesse. I contemporanei più maliziosi attribuirono quella rapidissima promozione all’influenza della sorella e arrivarono a soprannominare Alessandro “il cardinale della gonnella”. Come sappiamo il fratello, divenuto poi Papa Paolo III, nel 1545 creò il Ducato per “sistemare” il figlio Pier Luigi e, da quel momento, nasce il rapporto tra la città e i Farnese.

La fama di Giulia (e grazie a lei di Casa Farnese) nacque soprattutto dalla relazione con Papa Alessandro VI, il potentissimo Rodrigo Borgia, futuro pontefice (del quale Giulia, poca pratica con gli studi come usava allora in campagna) era l’amante ed anzi si dice che il Borgia dovesse alle sue raccomandazioni la carriera cardinalizia). Giulia, poca pratica con gli studi come usava alloraper le figlie della nobiltà di campagna, aveva appena quindici anni quando venne destinata sposa al nobile Orsino Orsini, uomo di scarso significato e ruolo. Il matrimonio venne celebrato in un ambiente molto vicino ai Borgia stessi e, secondo molti cronisti, la relazione fra Giulia e Rodrigo iniziò poco dopo.

Le cronache dell’epoca la descrivono come una donna di straordinaria bellezza: capelli scuri, occhi neri, volto luminoso e forte personalità. La corte romana, sempre pronta al pettegolezzo velenoso, trasformò rapidamente quella relazione in uno scandalo pubblico. Quando Rodrigo divenne papa nel 1492, Giulia fu quasi una presenza ufficiale negli ambienti pontifici. Alcuni la soprannominarono persino “Sponsa Christi” o “Uxor Christi”, con feroce ironia.

Ma ridurre Giulia a semplice amante sarebbe ingiusto. Fu anche una donna intelligente, capace di muoversi nel gioco del potere rinascimentale. Attraverso la sua influenza, il fratello futuro Papa Paolo III ottenne una rapidissima ascesa ecclesiastica fino al cardinalato. A Roma il popolo malignava apertamente sul fatto che il giovane Alessandro dovesse la porpora “alla sorella” (il poeta Pasquino scrisse che Alessandro era diventato cardinale solo perché la sorella aveva “alzato la gonna”).

Curiosamente, dopo gli anni dello scandalo, Giulia mostrò anche notevoli capacità amministrative. Nel feudo di Carbognano (ottenuto in dono dal marito grazie al Papa) dal 1506, lasciata Roma, governò territori, seguì lavori edilizi, commerci e attività economiche. Una sorta di signora rinascimentale concreta e pragmatica, ben diversa dall’immagine frivola tramandata dalle leggende.

Come evidenziato nel corso della Conferenza dall’archeologa Mezzadri, la bellezza di Giulia fu però un’arma e una condanna: il Papa era estremamente possessivo e per impedirle di allontanarsi da lui la minacciava di scomunica!

Un’annotazione di Mezzadri: naturalmente i pettegolezzi sulla figura di Giulia non erano certo lusinghieri. Di converso all’epoca invece le relazioni degli uomini non erano oggetto di giudizio alcuno, non si rinfacciavano e tantomeno si criticavano.

Secondo alcuni critici la “Dama con Liocorno” di Raffaello rappresenterebbe Giulia

Attorno a lei aleggia ancora oggi un piccolo mistero artistico: non esiste un ritratto certo di Giulia Farnese. Alcuni studiosi ritengono che il fratello Paolo III abbia favorito una sorta di “damnatio memoriae” per cancellare il ricordo troppo imbarazzante della sorella legata ai Borgia. Tuttavia molti storici dell’arte pensano che il suo volto sopravviva nascosto in dipinti religiosi del Rinascimento, soprattutto nelle Madonne del Pinturicchio negli Appartamenti Borgia.

Ma come poteva un unicorno “ripulire” l’immagine di Giulia Farnese? L’unicorno era un’animale mitico, descritto in età greca dai viaggiatori che tornavano dall’India. Si diceva che fosse una specie di asino, ma più grande di un cavallo, dotato di un corno in mezzo alla fronte. Probabilmente era il tentativo di raffigurare un rinoceronte a chi non lo aveva mai visto. In Asia il corno di rinoceronte era utilizzato in medicina tradizionale e si diceva che fosse in grado di neutralizzare i veleni. Nel medioevo questa presunta propietà curativa venne interpretata come la proprietà di “purificare”. Nasce così la leggenda secondo cui il selvaggio e pericoloso unicorno si faceva ammansire solo da fanciulle pure! POTERE DELLE IMMAGINI: l’unicorno si avvicina a Giulia per la purezza del suo cuore che va ben oltre i suoi comportamenti!

Domenichino

In fondo Giulia Farnese sembra quasi un personaggio nato per il teatro rinascimentale: bellezza folgorante, intrighi papali, corti corrotte, cardinali, satire popolari e palazzi illuminati da torce nella Roma dei Borgia. Una figura sospesa tra storia vera e leggenda nera, come una dama uscita da un affresco che continua a osservare il mondo da dietro il velo del tempo.

Nel 1509, rimasta vedova, sposò Giovanni Capece Bozzuto signore di Afragola ma nel 1517 a 43 anni rimase di nuovo vedova. Nel 1522 lasciò Carbognano per tornare a Roma dove morì nel 1524.

Concludendo Giulia la bella anche se non mise mai piede a Piacenza come protagonista della storia cittadina rappresenta quella donna che contribuisce a cambiarne il destino decenni dopo la propria morte.

Infatti:

  • senza l’ascesa di Alessandro Farnese al cardinalato;
  • senza la sua successiva elezione a papa nel 1534;
  • senza il potere accumulato dalla famiglia nel corso di decenni;

probabilmente non sarebbe mai nato il Ducato di Parma e Piacenza.

In questo senso Giulia è quasi una figura “all’origine della storia”, pur restando completamente esterna alla vicenda piacentina vera e propria.

Claudio Arzani

( 2 – Continua )

Cristina Mezzadri, archeologa, durante la conferenza

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