Al Museo Civico Archeologico, fino al 28 febbraio 2027, un centinaio di fotografie del grande maestro, molte delle quali mai esposte prima
Dal 1° ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 il Museo Civico Archeologico di Bologna ospita “Elliott Erwitt. L’arte di osservare”, la mostra curata da Biba Giacchetti, prodotta e organizzata da Civita Mostre e Musei con il Settore Musei Civici del Comune di Bologna, Orion 57 e LGS SportLab. È la prima grande retrospettiva nata dopo la scomparsa del fotografo (Parigi 1928 – New York 2023) e propone una lettura nuova della sua opera: non solo le icone che tutti conosciamo, ma l’uomo dietro l’obiettivo, il padre, il marito, l’amico, il viaggiatore.
Il percorso riunisce circa cento immagini in cinque sezioni, a partire da quelle entrate nell’immaginario collettivo fin dalla storica esposizione The Family of Man del MoMA di New York, nel 1955. Accanto agli scatti celebri – il bacio nello specchietto retrovisore, la piccola Ellen sul letto osservata dalla madre, i cani “antropomorfi”, il funerale di Kennedy – c’è un nucleo di fotografie della collezione privata, molte delle quali esposte per la prima volta. «Non eravamo neanche sicuri che la famiglia ci autorizzasse a stamparle», ha raccontato la curatrice alla conferenza stampa del 30 settembre. Ogni foto è accompagnata da un testo inedito di Giacchetti, che con Erwitt ha condiviso oltre trent’anni di lavoro e amicizia, e che ne ricostruisce il contesto umano e biografico.
Il filo conduttore è l’ironia: mai derisoria, ma empatica, un modo per dire che siamo tutti imperfetti e proprio per questo umani. Giacchetti la lega alle radici russe di Erwitt, a un romanticismo potente che convive con uno sguardo lucido, capace anche di denuncia sociale, come nella celebre immagine dei lavandini separati per bianchi e neri. Non manca una sezione pensata per i bambini, che Erwitt amava quanto i cani, e un omaggio a “Museum Watching”, il suo lavoro sul rapporto tra visitatori e opere d’arte.
Un capitolo è dedicato all’Italia. Erwitt trascorse l’infanzia a Milano e a dieci anni fu costretto a lasciarla con la famiglia a causa delle leggi razziali. Quell’esilio non incrinò mai il legame con il nostro Paese, al quale tornò per tutta la vita come a una patria sentimentale.
La scelta di una sede archeologica non è casuale. L’assessore alla Cultura Daniele Del Pozzo ha sottolineato come archeologia e fotografia siano entrambe discipline del frammento e della memoria: da un reperto o da uno scatto si ricostruisce un mondo. La direttrice del museo Anna Dore ha ricordato che osservare è il mestiere di chi lavora in un museo, e che l’Erwitt che fotografa i visitatori è in fondo «il pubblico che ciascuno vorrebbe». Per Caterina Abete, di Civita, la mostra è il primo passo di una collaborazione tra pubblico e privato che si spera duratura a Bologna.
Completa il progetto “Allenare lo sguardo”, public program a cura di LGS SportLab, con incontri su sport, cultura e lifestyle aperti anche a giovani, studenti e realtà sportive del territorio. L’allestimento, sobrio ed elegante come lo era Erwitt, lascia il visitatore libero di muoversi e di costruire il proprio rapporto con le immagini. Accompagna la mostra un volume pubblicato da Orion 57.
Informazioni
Museo Civico Archeologico, via dell’Archiginnasio 2, Bologna. Lunedì-venerdì 10-18; sabato, domenica e festivi 10-19; chiuso il martedì non festivo. Biglietti: intero 16 euro, open 17 euro; ridotto speciale 10 euro per universitari e giovani dagli 11 ai 20 anni, 6 euro per i bambini dai 6 ai 10 anni, gratuito sotto i 6 anni. Audioguida inclusa nel biglietto. Info: www.civita.art

